
Maschere e fantasmi.
Un laboratorio di performative poetry sulle dimensioni intime della migrazione forzata.
In un momento storico in cui l’informazione e i simboli che ci circondano sono sempre più manipolati – tra sensazionalismi, distrazioni di massa e retoriche riduttive – le persone in movimento vengono spesso rappresentate come oggetti di contesa politica: vittime da compatire o minacce da respingere. Questo approccio non solo semplifica la complessità delle loro esperienze, ma alimenta pregiudizi e discriminazioni, normalizzando discorsi che fino a poco tempo fa sarebbero stati inaccettabili (si pensi alla remigrazione, alle deportazioni, ai respingimenti, o ai centri di detenzione esternalizzati). Di fronte a questa deriva, i dati e le analisi razionali non bastano: per contrastare narrazioni tossiche e costruire una vera consapevolezza, è necessario definire nuove strategie.
Il laboratorio nasce dall’esigenza di elaborare delle contronarrazioni. Propone pratiche artistiche come strumenti di esplorazione e rielaborazione, aprendo nuove possibilità di narrazione e relazione attorno al tema della migrazione. Attraverso il corpo, il movimento e la composizione poetica, il percorso indaga le relazioni tra immaginari dello spostamento, memoria e appartenenza, sperimentando linguaggi espressivi non verbali.
Riflettendo sulle molteplici dimensioni del movimento, il laboratorio sollecita l’approssimazione e aspira all’immedesimazione nell’esperienza migratoria, esplorando le percezioni legate alla distanza, al cambiamento e alla ridefinizione delle appartenenze. Tali risonanze diventano un punto di partenza per mettere in relazione vissuti differenti, senza sovrapporne o ridurne le specificità.
L’intento è ampliare gli immaginari della migrazione forzata, superando rappresentazioni che tendono a ricondurre le persone a categorie preconfezionate o a singoli eventi biografici, per restituire complessità e pluralità alle loro storie e generare nuove prospettive di comprensione e narrazione.
Le attività laboratoriali alternano esercizi di attivazione del gruppo, sperimentazione corporea dello spostamento, pratiche di percezione relazionale e composizione poetica. Il corpo diventa medium espressivo e relazionale, locus di una riflessività critica incorporata; il collage poetico strumento di rielaborazione simbolica attraverso cui ridefinire immagini, parole e significati emersi.
Tra gli obiettivi:
- Sperimentare linguaggi artistici non verbali per esplorare e raccontare il tema della migrazione.
- Favorire ascolto, decentramento percettivo e relazione tra soggettività differenti.
- Ampliare le narrazioni della migrazione, facendo emergere connessioni e differenze, parallelismi e asimmetrie tra vissuti.
- Produrre materiali poetici ed espressivi capaci di restituire la pluralità delle prospettive e generare nuovi immaginari collettivi.
Il laboratorio ambisce a sviluppare modalità di narrazione più articolate e plurali, attraverso pratiche artistiche partecipative che mettano in relazione dimensione individuale e collettiva, senza appiattire la complessità delle storie personali.