Sono un’operatrice dell’accoglienza

Sono un’operatrice di accoglienza. 

Se qualche persona mi dicesse che lavora nell’accoglienza io sarei molto curiosa di sapere cosa significa e che cosa fa quotidianamente. Operatrice di Accoglienza.

Già questi termini non dicono nulla. Tuttavia, non ho memoria di persone che mi abbiano chiesto qualcosa sul mio lavoro. Non capisco se hanno già qualcosa in mente o si vergognano a chiedere. Probabilmente non gliene frega granché, è un’opzione.

Eppure ci sarebbero tante cose da dire, belle e brutte, pesanti e leggere, gratificanti e frustanti. Un giorno sei a controllare la caldaia, e quello successivo sei a dire alla signora palestinese che venerdì arriverà suo figlio, ma non il marito. “Perché?” Eh, perché. Perché il mondo è feroce e ben poco indulgente quando nasci nella parte sbagliata del mondo. Quelle lacrime, quel dolore racchiuso dentro l’abaya. Un fiume di umanità che è molto tangibile, che ti arriva addosso e ti dice di farci qualcosa con quel dolore. Ma io che ci faccio? Come potrò anche solo avvicinarmi all’idea di ciò che sta vivendo A.? 

Noi operatrici dell’accoglienza facciamo di tutto per far star bene (meglio) le persone, ci impegnamo un sacco. Però, però, siamo inseriti in un sistema e allora dobbiamo fare i turni delle pulizie e accertarci che vadano alla scuola di italiano quanto più possibile. In due anni, circa, le persone migranti devono affrontare i propri traumi, saper convivere con ogni nazionalità, imparare l’italiano, trovarsi un lavoro e trovare casa. Questo è lineare, questo è quello che richiede il progetto. Mi raccomando, non più di due anni. Al massimo.

Noi ci abbiamo messo almeno vent’anni a compiere questo processo, ma si sa che in Italia siamo più lenti!

Io non so quale sia il succo di tutto questo, ma forse questa è la vera domanda.

Ognuno di noi si perde un po’ per strada, ad un certo punto. Vorrei riportare un passo del “Manuale operativo per l’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore dei richiedenti e titolari di protezione internazionale umanitaria” del 2018:

“Le risposte date ai singoli bisogni diventano elementi concatenanti di un unico percorso di inclusione sociale, nonché di supporto e di riabilitazione nei casi di persone portatrici di specifiche vulnerabilità, come per esempio le vittime di violenza, di tortura e di tratta, o di beneficiari con disagio psicologico o psichiatrico. In questi casi, per esempio, risulta incompleto un supporto psicologico se non lo si rende complementare a interventi volti a superare la condizione di fragilità sociale, a sostenere la richiesta di protezione, a riconoscere la istanze personali (anche se riferite alla storia del popolo di appartenenza e al Paese di provenienza), a favorire la riacquisizione della percezione di sé (identità, voce, corpo, storia, pensiero), ad attivare percorsi tendenti all’inclusione sociale.”

Penso che si possa riflettere a lungo su questo pezzo: ad esempio il confine tra chi sarebbe vulnerabile e chi non lo sarebbe. Quanti traumi servono per rendere una persona vulnerabile? Perché quasi tutte le persone accolte sono vittime di violenza e di tortura. Ma la frase che mi colpisce di più è “favorire la riacquisizione della percezione di sé (identità, voce, corpo, storia, pensiero)”. Questo è un bel compito dell’operatrice dell’accoglienza, che spesso viene dimenticato perché troppo concentrate sulle scadenze, sulle chiamate, sulla performatività che non porta a nulla se non si lavora bene con le persone.

Concludo questo fiume di parole che appare indubbiamente sbrodolato e aggrovigliato con la speranza che:

chi ha perso interesse, ritorni

chi è frustrato, trovi un nuovo senso

chi non si sente capito, metta al centro la relazione con le persone che seguiamo

chi non trova il tempo, si fermi

chi vede violenza, risponda con umanità.

Riferimenti

Servizio Centrale del S.P.R.A.R., ANCI, Ministero dell’Interno, 2018. Manuale operativo per l’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria.

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